venerdì 25 novembre 2011

Non nel mio letto

E’ sempre uguale.
Il freddo che ti avvinghia, la luce che inizia a cambiare rischiarando il cielo buio, la mia fuga.
Non resti a dormire qui?
No. Non resto mai a dormire, è troppo intimo.
Raggiungo la macchina, fatico ad infilare la chiave. Sono strafatta di thc, oppio, alcol. 
Entro e accendo il motore. Finalmente libera di andarmene. 
Assaporo la libertà che mi sono presa nonostante non fosse opportuno farlo, rifiuto queste fisicità che non mi appartengono. Assaporo il mio silenzio, penso a quando sarò nella mia stanza, solo mia e di nessun altro.
Non ricordo la strada per tornare a casa, ma non importa. Non importa mai, in qualche modo arrivo e non ho fretta.
Penso che se mi fermano adesso mi fottono la patente, quindi guido né troppo veloce né troppo piano, concentrata sulla linea di mezzeria, la musica che non ha senso. Mi sforzo di non ascoltarla, altrimenti mi perdo.
Mi perdo lo stesso nei pensieri e perdo pezzi di strada, perdo di nuovo il tempo.
I ricordi affiorano anche se non voglio. 
Immagini di una me che non riconosco, di una me che non c’era, che non sono io. Io non lo so più dove sono, sto andando a cercarmi.
Mi chiedo se proprio io ho fatto quelle cose. Mi rispondo di si a ogni immagine che ferisce il cervello. 
Non pensare più, guarda solo la linea di mezzeria.
E’ solo una notte di sesso con un semi sconosciuto, un altro uomo che ho scelto di allontanare relegandolo a oggetto. 
Un oggetto non possiede mani per toccarti l’anima.
Lui parlava, parlava, volevo solo che tacesse. Vuole cene, serate di film, week end insieme, vacanze. No. Io non sono così. Io non ce la faccio a dare tutto questo, mi tiro sempre indietro. Viene avanti, allora, l’altra me. Disillusa, stronza, cinica. Parlo e non sono io. 
Ho chiesto quale fosse lo scopo di questa serata, ho specificato che non intendo concedere niente della mia vita, che posso solo essere un divertimento, da prendere come tale. Di solito o si incazzano, e allora poco male, non mi interessa, o accettano subito.
Lui ha accettato subito e non si è fatto mancare niente.
Ok, fai tutto quello che vuoi, non lo stai facendo a me.
Percorro la strada insieme alle immagini che affiorano, alle frasi, alla luce. Faccio sempre caso a come una stanza è illuminata dalla luce, anche quando non sono io, anche quando sto facendo del sesso perverso con un semi sconosciuto.
Triste, il sesso perverso, se lo fai così. Un film porno che giri e non sei tu. Godi e non godi tu, ti muovi e non sei tu.
Per evitare la polizia che pattuglia il viale passo dal bosco e ci metto mezz’ora in quella stradina tutta curve, a doppio senso, troppo stretta. Ma a quest’ora non c’è nessuno. Ascolto Ummagumma e mi faccio trascinare in connessioni psichedeliche.
Quando arrivo a casa mi butto sul letto. Nemmeno ce la faccio a fare una doccia. Tutto gira a destra, giri infiniti. Poi di colpo tutto gira a sinistra, senza tregua. Ho le vertigini di me. 
Mi rannicchio aspettando di addormentarmi, ma il sonno non viene. Solo immagini di quel letto, di quegli oggetti da sexy shop, immagini di lui, le sue parole, i gemiti e i sospiri. 
Mi rollo un’altra canna e ho perso il conto. Mi faccio un purino che mi stenda, non voglio più pensieri.
L’accendo e mi sdraio, aspettando di perdere i sensi.
Penso di nuovo che lui voleva una storia, voleva uscire come una coppietta, voleva cene con la sua donna. Quello che posso dare io è solo sesso. Nessun altro contatto, non ce la faccio. Ho il terrore dei rapporti umani. Se chiedi un legame io scappo. Se pretendi Me, non ci sarò mai. Ho qualcosa che non va, dentro. Qualcosa di rotto.
E non lo so perché è così.
No, lo so. Ma sono strafatta, i pensieri volano via, tutto ricomincia a girare per poi fermarsi e diventare buio. 
Finalmente assenza.

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