lunedì 12 marzo 2012

Specchio

Luce.
Sono seduta sul divano. Mi sono addormentata così.
Mi fa male dappertutto. Faccio fatica a muovermi. Provo ad aprire gli occhi, ma ci vedo sfocato. E’ come se tutto fosse avvolto nella nebbia. Le mani sembrano diverse. Le muovo male, sembrano storte. Si, le dita sono storte, eppure sono le mie mani.
Provo ad alzarmi, ma mi sento pesante come se per la prima volta sentissi la gravità pesarmi su ogni osso del corpo. Strascico i piedi, mi fanno male le gambe quando le muovo, come se i muscoli non fossero abituati ad alzarsi e camminare rapidi come prima. Ho le labbra secche, cerco di ritrovare un minimo di salivazione, ma mi sento i polmoni come una balla di cotone. Mi sento soffocare.
E’ come se non fosse il mio corpo, come se fossi imprigionata in qualcosa di lento e dolorante. Non sono io. Mi intestardisco, devo raggiungere il bagno. E’ tutto in quella maledetta nebbia, vado a sbattere contro il mobile, pensavo fosse più lontano. Sembra tutto distorto, questo velo mi rende quasi cieca.
Ma sono vicina.
Allungo il braccio, con le dita tocco lo stipite della porta. Il respiro è affannoso, sento all’improvviso tutte le sigarette che ho fumato, tutte insieme. Tossisco della tosse roca e catarrosa del fumatore accanito.
Il bagno. Lo specchio.
Macchie, ma non nere. I miei capelli non sono neri, non sono i miei. Sento che sono lunghi, li vedo. E non sono i miei. Io cazzo non ho i capelli bianchi. mi avvicino. Rughe. Vecchie rughe di una vecchia.
Urlo dentro, la testa scoppia. Vecchia. Sono vecchia. Come cazzo è possibile, io sono giovane, sono una donna, ho ancora decenni da vivere prima di ridurmi così.
-          Signora! Signora, ma cosa sta facendo? Venga, l’aiuto io.
Riconosco la divisa, anche se con le cataratte non distinguo bene i lineamenti del viso. L’infermiera dei giorni dispari.
Sono io. Certo che sono io. In compagnia del mio amico Alzheimer.

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