Mi sto perdendo nella tristezza. Mi cola addosso e si appiccica dappertutto.
Le dita, le braccia, i capelli, la faccia. Tutto appiccicoso di schifosa tristezza.
Mi manco.
L’irrealtà non ha gli stessi colori, è appiattita in uno specchio.
La realtà è accettabile ma molto poco interessante.
Vivo nel grigiume farmacologico che mi strappa da me stessa. So che ha un senso, solo che non è il mio.
Mi manco.
Ed è triste sapere che dovrà essere così perché è giusto che sia così. A me, francamente, sembra una lenta tortura al cervello. Mi sembra di prenderlo per il culo. Si ribellerà e lo farà in un modo che non posso prevedere. Altrimenti non sarebbe furbo. E’ il mio cervello, è molto furbo.
Non entro più nel Paese delle Meraviglie, ne leggo soltanto il libro. E se prima i miei occhi erano la tana del Bianconiglio, adesso sono soltanto occhi. Decorati da due belle occhiaie.
Potrei essere una dea e ne sono soltanto la vestale.

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