domenica 4 dicembre 2011

Doppio cervello





Quando sei come me hai doppio cervello e doppio cuore.
Forse solo doppio cervello. 
Ti chiudono in una stanza in un reparto dove sono simili a te e ti fanno un sacco di domande.
Non sono psicologi, ti viene spiegato che è come quando hai la febbre alta: gli psicologi sono la tachipirina, gli psichiatri l’antibiotico. Passi la linea e hai bisogno degli antibiotici. O meglio, degli antipsicotici.
Ti etichettano e ti danno la medicina che fa per te, quella che in teoria ti farà stare meglio, ma non conoscono le dosi, devono sperimentare mese dopo mese. Devi fidarti, non hai molte alternative all’inizio.
Li prendi, ma non torni a essere un solo cervello e un solo cuore. E’ impossibile, niente può cambiare quello che sei.
Però non ti fanno pensare e diventi la dea dell’Assenza. La lentezza diventa la tua dimensione. Capisci quello che ti dicono, ma le parole non vengono subito. Le pensi, ma escono troppo lentamente e ti guardano strano.
Non avrai ricordi chiari dei mesi in cui sei sotto farmaci, solo sensazioni vaghe. Non si può essere nati dotati di una mente e rinunciarvi. Credo sia il più grande tradimento che puoi fare a te stesso. Non puoi non avere ricordi, l’essere umano cresce e esiste con i ricordi.
Se la tua mente ti dice che ci sono altre persone che vivono e respirano con te, se ti inganna a tal punto da farti pensare che la realtà è sentirli parlare, vederli, conoscere ogni loro gusto, il passato, l’aspetto fisico, come si vestono, cosa stanno facendo ogni minuto della tua giornata è un bel frullato di iperconnessioni cerebrali. Ma è la tua mente, sei fatta così. Prendere o lasciare. E non si può lasciare, no? L’hai provata, l’Assenza, non vale la pena.
Allora decidi di rinunciare a ogni cura, affrontare i momenti di delirio, ripeterti che non sono reali. Te lo ripeti molte volte al giorno, decine di volte. Ne sei assolutamente cosciente, NON sono reali, ma fanno parte di te. Incredibilmente ami quelle persone irreali, hai un rapporto con loro, fanno parte della tua vita. Non vuoi rinunciarvi, è come costringerti a rinunciare a un amico, un compagno, un padre. Perché?
Quel perché rimbalza nella testa senza una risposta da parte di chi in teoria dovrebbe poterti aiutare. Perché non puoi essere semplicemente così? E’ la tua vita, te la rigoverni tu. Nessuno può sapere fino in fondo come vivi. I deliri te li fai da sola, nella tua testa, ed è difficile far capire che se vuoi stare sola con il tuo compagno devi mandare gli altri a prendere un gelato. Ma sei tu. Almeno sei tu.
Nessun farmaco, allora. Ogni giorno tempo per ascoltarsi, cedere ai deliri. Se li ascolti e vivi con loro dopo faranno i bravi. Se non li ascolti per mancanza di tempo presto urleranno e ti metteranno in imbarazzo in pubblico, facendoti fare cose strane.
Se conosci qualcuno non puoi dire quello che sei, o scapperà.
La schizofrenia spaventa.
Pensano che tu possa essere violenta, o completamente pazza, o fastidiosa o, al limite, inquietante. Non sono niente di tutto questo.
Io sono io. Né meglio né peggio di tutti voi.
Non vi parlerò di cosa sento oltre alle vostre parole, non vi dirò mai che Lui è dietro di voi, seduto sul bordo del letto. Perché io so che non è reale e voi non lo vedete. Nessun problema.
Forse ogni tanto vi sembrerò distratta, ma non capirete perché.
E agli psichiatri che vogliono mantenerti senza pensieri dico fatevela voi l’astinenza dai farmaci, con i dolori, il vomito e i sudori freddi.
Soprattutto state voi nella perenne Assenza, rinunciando a rapporti con altri esseri umani e a ricordi futuri.
E’ la battaglia più faticosa che abbia combattuto, perché è contro la mia stessa mente. Ma come avviene a due generali dopo decenni di guerra, impari a conoscerti e a rispettarti e magari ci scappa la tregua. Io con me stessa ho fatto pace. E penso, oggi, di avere dei grandiosi superpoteri. Faticosi da gestire, ma grandiosi. E’ come vivere tre volte, come guardare sempre un film. Quando sei in coda e devi aspettare nessun problema: io un bel film ce l’ho nella testa. A Lei piace il doom metal, a Lui Guccini, a me i Pink Floyd. Ascoltiamo tutto, facciamo tutti felici e ognuno di noi impara musica nuova. Essere in tre significa avere tre modi di esistere molto diversi, devi necessariamente imparare la tolleranza e la comprensione dell’altro.
Devo considerami una malata di mente? Per gli psichiatri lo sono, per lo Stato lo sono.
Io adesso mi considero solo Me, nessuna altra etichetta. Mi sembra già molto.
 

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