mercoledì 28 dicembre 2011
Loop
Gli esseri umani sono un pessimo loop che risuona stonato nella realtà che non mi appartiene più. Potete lasciarmi impazzire in pace? Non do noia, chiedo solo la non esistenza.
martedì 20 dicembre 2011
AVVERTENZA
Quando avete a che fare con me tenete ben presente che ho due cervelli ma solo meta' cuore. Avvertiti.
giovedì 15 dicembre 2011
Poesia
Un sorriso che scioglie i pensieri in un liquido opaco
Una morsa feroce che ferisce il respiro
Assenza incomprensibile
Essenza infinita
lunedì 12 dicembre 2011
A Christmas Carol
Vorrei mettere i regali sul letto insieme a lui, ma fa di testa sua. Vuole fare tutto lui, così si sente meglio. Rimango delusa, esclusa dal mio ruolo di mamma, ma resto in silenzio. Se parlo adesso, diventa più nervoso e insicuro del solito. Significa che prima o poi litigheremo.
L’ho mandato via una settimana fa.
Non l’ho mai rimpianto un solo istante. Nemmeno mi manca. Anzi, mi sento incredibilmente leggera.
Viva.
Torno a respirare soltanto adesso, dopo cinque anni di mutismo teso, paura, estrema stanchezza di me.
Non l’ho mai rimpianto un solo istante. Nemmeno mi manca. Anzi, mi sento incredibilmente leggera.
Viva.
Torno a respirare soltanto adesso, dopo cinque anni di mutismo teso, paura, estrema stanchezza di me.
Lo guardo e mi sembra un estraneo.
Si dice sempre così. Mi sembra un estraneo e capisco soltanto adesso quanto sia calzante questa stupida frase abusata. Non posso pensare di aver davvero scopato con lui.
Si dice sempre così. Mi sembra un estraneo e capisco soltanto adesso quanto sia calzante questa stupida frase abusata. Non posso pensare di aver davvero scopato con lui.
Non posso pensare di esser sprecato così tanta vita, così tanti pensieri e respiri. Notti insonni a urlare nel cervello, ansia, preoccupazione soffocata a pugni nella mente.
Continui strappi di me quando diventavo come lui. Estranea a me stessa, prigioniera di una rabbia divorante.
Ora so chi sono. Ora mi sto ritrovando e sto facendo di nuovo amicizia con me stessa.
Piacere, sono ancora io, guardami.
Piacere, sono ancora io, guardami.
La mia compagnia mi delizia, la sua mi annoia.
Perciò lo guardo chiamare i bambini, cercare di gestire la tesa confusione di tre figli cresciuti troppo in fretta, soffocare la rabbia. Rabbia che io non ho più, amore che non ho mai avuto.
Adesso lo so, adesso vedo tutto.
E tutto quello che mi rimane da dire è soltanto un annoiato che palle.
domenica 4 dicembre 2011
Doppio cervello
Quando sei come me hai doppio cervello e doppio cuore.
Forse solo doppio cervello.
Ti chiudono in una stanza in un reparto dove sono simili a te e ti fanno un sacco di domande.
Non sono psicologi, ti viene spiegato che è come quando hai la febbre alta: gli psicologi sono la tachipirina, gli psichiatri l’antibiotico. Passi la linea e hai bisogno degli antibiotici. O meglio, degli antipsicotici.
Ti etichettano e ti danno la medicina che fa per te, quella che in teoria ti farà stare meglio, ma non conoscono le dosi, devono sperimentare mese dopo mese. Devi fidarti, non hai molte alternative all’inizio.
Li prendi, ma non torni a essere un solo cervello e un solo cuore. E’ impossibile, niente può cambiare quello che sei.
Però non ti fanno pensare e diventi la dea dell’Assenza. La lentezza diventa la tua dimensione. Capisci quello che ti dicono, ma le parole non vengono subito. Le pensi, ma escono troppo lentamente e ti guardano strano.
Non avrai ricordi chiari dei mesi in cui sei sotto farmaci, solo sensazioni vaghe. Non si può essere nati dotati di una mente e rinunciarvi. Credo sia il più grande tradimento che puoi fare a te stesso. Non puoi non avere ricordi, l’essere umano cresce e esiste con i ricordi.
Se la tua mente ti dice che ci sono altre persone che vivono e respirano con te, se ti inganna a tal punto da farti pensare che la realtà è sentirli parlare, vederli, conoscere ogni loro gusto, il passato, l’aspetto fisico, come si vestono, cosa stanno facendo ogni minuto della tua giornata è un bel frullato di iperconnessioni cerebrali. Ma è la tua mente, sei fatta così. Prendere o lasciare. E non si può lasciare, no? L’hai provata, l’Assenza, non vale la pena.
Allora decidi di rinunciare a ogni cura, affrontare i momenti di delirio, ripeterti che non sono reali. Te lo ripeti molte volte al giorno, decine di volte. Ne sei assolutamente cosciente, NON sono reali, ma fanno parte di te. Incredibilmente ami quelle persone irreali, hai un rapporto con loro, fanno parte della tua vita. Non vuoi rinunciarvi, è come costringerti a rinunciare a un amico, un compagno, un padre. Perché?
Quel perché rimbalza nella testa senza una risposta da parte di chi in teoria dovrebbe poterti aiutare. Perché non puoi essere semplicemente così? E’ la tua vita, te la rigoverni tu. Nessuno può sapere fino in fondo come vivi. I deliri te li fai da sola, nella tua testa, ed è difficile far capire che se vuoi stare sola con il tuo compagno devi mandare gli altri a prendere un gelato. Ma sei tu. Almeno sei tu.
Nessun farmaco, allora. Ogni giorno tempo per ascoltarsi, cedere ai deliri. Se li ascolti e vivi con loro dopo faranno i bravi. Se non li ascolti per mancanza di tempo presto urleranno e ti metteranno in imbarazzo in pubblico, facendoti fare cose strane.
Se conosci qualcuno non puoi dire quello che sei, o scapperà.
La schizofrenia spaventa.
Pensano che tu possa essere violenta, o completamente pazza, o fastidiosa o, al limite, inquietante. Non sono niente di tutto questo.
Io sono io. Né meglio né peggio di tutti voi.
Non vi parlerò di cosa sento oltre alle vostre parole, non vi dirò mai che Lui è dietro di voi, seduto sul bordo del letto. Perché io so che non è reale e voi non lo vedete. Nessun problema.
Forse ogni tanto vi sembrerò distratta, ma non capirete perché.
E agli psichiatri che vogliono mantenerti senza pensieri dico fatevela voi l’astinenza dai farmaci, con i dolori, il vomito e i sudori freddi.
Soprattutto state voi nella perenne Assenza, rinunciando a rapporti con altri esseri umani e a ricordi futuri.
E’ la battaglia più faticosa che abbia combattuto, perché è contro la mia stessa mente. Ma come avviene a due generali dopo decenni di guerra, impari a conoscerti e a rispettarti e magari ci scappa la tregua. Io con me stessa ho fatto pace. E penso, oggi, di avere dei grandiosi superpoteri. Faticosi da gestire, ma grandiosi. E’ come vivere tre volte, come guardare sempre un film. Quando sei in coda e devi aspettare nessun problema: io un bel film ce l’ho nella testa. A Lei piace il doom metal, a Lui Guccini, a me i Pink Floyd. Ascoltiamo tutto, facciamo tutti felici e ognuno di noi impara musica nuova. Essere in tre significa avere tre modi di esistere molto diversi, devi necessariamente imparare la tolleranza e la comprensione dell’altro.
Devo considerami una malata di mente? Per gli psichiatri lo sono, per lo Stato lo sono.
Io adesso mi considero solo Me, nessuna altra etichetta. Mi sembra già molto.
sabato 3 dicembre 2011
Pappa
Viviamo di libertà preconfezionate.
Libertà omogeneizzate in barattoli ecologici, creata apposta per non dare troppo fastidio.
Quindi adesso, a meno che tu non voglia fare il matto, mettiti il tuo bavaglino e prendi il cucchiaino che ti porgiamo.
Ingoia la tua libertà e vedi di crederci per davvero. Perché se scegli di fare il matto non ti daremo la nostra libertà, ma anestetizzeremo la tua mente ribelle, estranea, sconcia, orrida.
O sei con noi o sei contro di noi.
venerdì 2 dicembre 2011
Rabbiosa mente
Rabbiosi polemici entranti asfissianti putridi
Ammorbate il mio cervello con cazzate da quattro soldi spacciate per traumi, dolori e ferite
Nemmeno vi guardate più intorno
O vi vergognereste di voi stessi
E della sprezzante arrampicata su altri corpi che fate ogni giorno
Calpestate altri esseri perché primeggi la vostra vita offensiva
Affogo nella noia di voi
Nello schifo
Vomito la vostra rabbia
Maledicendo questi dannati pori che la assorbono nonostante vi stia lontana sempre.
Ma siete ovunque.
Nelle file in macchina, al lavoro, a fare la spesa, siete perfino i miei vicini di casa.
Inutile scappare, vi trovo ogni giorno e ogni giorno mi ammorbate.
Divento un universo algido, allora, bello lontano.
Ecco, guardatemi soltanto da lontano
Perché puzzate di morte cerebrale.
giovedì 1 dicembre 2011
Tristezza
Mi sto perdendo nella tristezza. Mi cola addosso e si appiccica dappertutto.
Le dita, le braccia, i capelli, la faccia. Tutto appiccicoso di schifosa tristezza.
Mi manco.
L’irrealtà non ha gli stessi colori, è appiattita in uno specchio.
La realtà è accettabile ma molto poco interessante.
Vivo nel grigiume farmacologico che mi strappa da me stessa. So che ha un senso, solo che non è il mio.
Mi manco.
Ed è triste sapere che dovrà essere così perché è giusto che sia così. A me, francamente, sembra una lenta tortura al cervello. Mi sembra di prenderlo per il culo. Si ribellerà e lo farà in un modo che non posso prevedere. Altrimenti non sarebbe furbo. E’ il mio cervello, è molto furbo.
Non entro più nel Paese delle Meraviglie, ne leggo soltanto il libro. E se prima i miei occhi erano la tana del Bianconiglio, adesso sono soltanto occhi. Decorati da due belle occhiaie.
Potrei essere una dea e ne sono soltanto la vestale.
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