lunedì 18 giugno 2012


Per essere me
Per dividere realtà da irrealtà
Per accettare il molesto sentire quotidiano
Ho bisogno di assenze calcolate
Giostrate cavalcate osservate
Come litanie preghiere su panche dure di legno scuro
Come mais che scoppia in padella
Piccole esplosioni cerebrali che disinnescano un io
Abbarbicato a sé stesso
Dolente forma di un corpo assente distante fuorviante
Riassumo istanti deviandoli inesorabilmente in perle lucide
Incanalate in file di neuroni infruttuosi  
Nausea di un’essenza troppo profonda
Come tubo senza occhi, mani, orecchie.
Non sento non vedo non percepisco

Spalancare pensieri come fiche compiacenti
Dissacrare ogni centimetro dei metri di libertà individuale
Lo lascio a chi ammutolisce su schermi accesi
Eserciti di schermi accesi obnubilanti onirici
Spegnete ogni scintilla
Chiedete il permesso di esistere su carta bollata
in file chilometriche di automi benpensanti
raggelati schematizzati da doveri inconfutabili
Risate nauseate
Le coscienze ci muoiono fra le braccia
Lasciando rivoli di vomito scuro
Ma basta cambiare canale

venerdì 15 giugno 2012

Aborro con tutto il mio essere
questa gabbia mentale che mi relega in stati di presenza costrittiva
mi ribello sbattendo le ali
contro sistematiche imperfezioni d'intenti
ma crollo sfinita senza possibilità di riuscita
Non voglio sentirmi
Non voglio nemmeno lontanamente percepirmi
Non voglio esistere
In un raggomitolarmi estremo di razionalità imposte
uccido ogni emozione tentativo di non soccombere a un io calpestato
Divento pioggia acida
a inondare sentimenti
logorandoli
strappandoli a brandelli fetidi
Odio ogni mio singolo neurone
detesto ogni emozione
che frantuma incessante lo specchio della mia vita
La testa urla
ed è un urlo così forte che adesso andrò in pezzi.