Tremo alla sola idea della portata che potrà avere la prossima cazzata.
Ultimamente infilo solo cazzate.
Penso di non essere ufficialmente in grado di capire un altro essere umano. Va al di là delle mie capacità e a questo punto del mio interesse.
Tutti mortalmente deludenti, fino alla noia.
E non è un effetto collaterale dell’oppio, è un effetto collaterale di questa società di merda che crea uomini e donne insulsamente simili fra loro e egoisticamente pensanti.
Intorno a me vedo un egoismo che risucchia ogni altro tipo di interesse, buono o cattivo che sia.
Sono cresciuta con favole e cartoni animati e film che inneggiavano alla perenne lotta fra il bene e il male. Qui si tira avanti con la noia del mondo.
Mi sento immersa fino al collo in questa melma, cerco di stare a galla e ho sto anche imparando questa volta. E’ lo sforzo di dibattersi che stanca e allora mi lascio andare al riposo rilassandomi come so io. Un po’, poi si ricomincia e così ogni dannato giorno che dio caga in terra.
Non che creda in dio. L’ho detto che ho smesso di crederci tre vite fa.
Faccio un sacco di stronzate, si. E allora inizio a fottermene di quello che mi fanno addosso. Mi cicatrizzo rapida e le cicatrici le considero un bell’ornamento a una vita vissuta. Come se ogni contatto prolungato con un altro essere umano mi scarnificasse lentamente. Alla fine sta diventando un bel motivo da ammirare. Mi compiaccio di come il corpo riesca ad abbellirsi nonostante le ferite costanti.
Forse davvero non capisco queste cazzo di dinamiche fra esseri umani.
Forse capisco meglio le mie dinamiche irreali e mi stranisco ogni volta che tocco terra.
Forse terra non la dovrei nemmeno toccare più.
Forse mi sono rotta le palle di ascoltare, capire, assecondare, anche se sembra che sia un qualcosa di bello.
Dovrei farmi i dannati cazzi miei, senza concedere troppo delle mie emozioni. Io sono di me stessa, fottetevi tutti. Ci sono e non ci sono. Nemmeno vorrei esserci.
Forse il senso della felicità è essere talmente alienati da se stessi da rendere del tutto irrilevante lo stesso concetto di felicità.

